COMUNICATO STAMPA COMUNE DI BASTIA UMBRA
Bastia Umbra, adottata la Parte strutturale del nuovo Piano regolatore generale
Tutela del suolo, rigenerazione urbana e sviluppo produttivo al centro del piano: 36 ettari trasformabili a fronte dei 68,4 consentiti, scelte affidate a procedure pubbliche e obbligo di deimpermeabilizzazione per i nuovi insediamenti produttivi
Bastia Umbra, 30/10/2026 – Il Consiglio comunale di Bastia Umbra ha approvato, nella seduta di giovedì 29 ottobre, la nuova adozione della Parte strutturale del Piano regolatore generale. Un passaggio decisivo per il futuro della città, al quale è stata dedicata l’intera seduta. Il nuovo strumento, che supera e sostituisce l’adozione del luglio 2023, definisce i valori da tutelare, gli indirizzi di sviluppo e le condizioni alle quali il territorio potrà essere trasformato; le scelte puntuali saranno definite dalla Parte operativa, il cui incarico è già stato affidato perché le due parti del piano procedano insieme.
A illustrare il percorso e i contenuti del piano sono intervenuti il sindaco Erigo Pecci, l’assessora alla Pianificazione e gestione del territorio Ramona Furiani, la dirigente del Settore Pianificazione e Gestione del Territorio Debora Berti, i progettisti dello studio FOA, Piergiorgio Vitillo ed Elena Solero, e i consulenti di piano, con gli approfondimenti di Alfiero Moretti sugli aspetti ambientali e di Marco Luigi Marchetti sull’impianto normativo.
Il sindaco Pecci ha sottolineato la scelta di valorizzare le conoscenze e il lavoro costruiti negli anni, aggiornandoli agli indirizzi dell’amministrazione e ai bisogni attuali di Bastia. Al centro, la volontà di tenere insieme sviluppo economico, tutela del territorio, mobilità e qualità urbana. La priorità è intervenire sulla città esistente: recuperare edifici e aree dismesse o sottoutilizzate, migliorare i quartieri, qualificare gli insediamenti produttivi, rafforzare spazi pubblici e servizi. Un’impostazione che riconosce nelle imprese, nel commercio e nel lavoro una componente essenziale dell’identità di Bastia: le nuove opportunità di trasformazione dovranno rispondere a esigenze reali, sostenute da progetti concreti, infrastrutture adeguate e ricadute positive per la comunità.
L’assessora Ramona Furiani ha richiamato i principi che orientano il piano: il suolo come bene comune non riproducibile, il rapporto tra tutela e sviluppo come condizioni reciproche e la trasparenza delle regole con cui saranno assunte le scelte. «La pianificazione urbanistica è, prima di ogni altra cosa, un atto di responsabilità verso le generazioni che verranno», ha affermato, sottolineando come la potestà di pianificare spetti al Comune, garante degli interessi collettivi.
Il contenimento del consumo di suolo è uno degli elementi qualificanti. In un territorio comunale di 2.763 ettari, già urbanizzato per oltre un terzo, il piano programma al massimo 36 ettari trasformabili da agricoli a urbani, a fronte dei 68,4 ettari consentiti dalla disciplina regionale, conteggiando anche le quantità derivanti da premialità e compensazioni. Almeno il 40% sarà destinato agli insediamenti produttivi e almeno il 40% a quelli residenziali; il restante 20% potrà rispondere alle esigenze che emergeranno nella fase operativa. Premialità e compensazioni non potranno comunque incrementare le previsioni del piano di oltre il 30%.
Il punto di partenza è il riconoscimento delle fragilità e dei valori del territorio: corsi d’acqua e aree a pericolosità idraulica, rete ecologica, paesaggio agrario, tracce della centuriazione, tessuti storici. Le nuove Zone agricole utilizzabili per nuovi insediamenti (ZAUNI) potranno interessare soltanto le aree che restano al di fuori di questo telaio, contigue ai tessuti urbani esistenti. La Parte strutturale non localizza i singoli lotti: le aree saranno individuate dalla Parte operativa attraverso avvisi e bandi pubblici, sulla base di otto criteri il cui peso sarà stabilito dal Consiglio comunale, tra cui localizzazione e vicinanza ai servizi, riuso di suoli già compromessi, costi per la collettività, impatto sociale, qualità urbanistica e ambientale. I diritti edificatori di base delle aree di atterraggio, pari al 25% della superficie insediabile, si conformeranno soltanto con l’effettiva attuazione delle trasformazioni, e tutte le quantità perequate saranno gestite in un Registro pubblico dei diritti edificatori.
Le norme definiscono anche i parametri dei futuri insediamenti. Per quelli residenziali è previsto un indice perequativo di 0,20 o 0,30 mq/mq, a seconda del mix funzionale, cui si aggiunge un indice di 0,10 mq/mq riservato all’edilizia residenziale pubblica; metà della superficie territoriale andrà ceduta per dotazioni pubbliche e metà dovrà restare permeabile. Per quelli produttivi l’indice è di 0,60 mq/mq, o 0,40 in presenza di funzioni commerciali, con cessioni pari al 30% della superficie territoriale. In entrambi i casi l’altezza massima è di 9,5 metri.
Alla tutela si affiancano misure concrete di recupero ambientale. Prima di impegnare nuovo suolo per attività produttive sarà verificata la disponibilità di aree dismesse di analoga superficie, e le trasformazioni saranno distribuite progressivamente nel decennio. Entro un anno dall’avvio di ogni nuova attività produttiva dovranno essere realizzati interventi di deimpermeabilizzazione o di sistemazione naturale su superfici equivalenti a quelle coperte e impermeabilizzate, su aree messe a disposizione dal Comune. La delocalizzazione dei venti allevamenti zootecnici intensivi censiti, concentrati prevalentemente nella zona di Costano, consentirà di trasferire circa 27.000 metri quadrati di superfici e di rinaturalizzare nel decennio circa 16,6 ettari di aree di pertinenza, oltre a circa 2 ettari di sedime. Per le volumetrie incongrue, individuate in quelle con indice superiore a 0,4 mq/mq, è previsto il trasferimento nelle aree di atterraggio o nella città esistente.
Sul fronte della sicurezza, il piano recepisce l’adeguamento al Piano di assetto idrogeologico e gli studi di microzonazione sismica di secondo e terzo livello, prevede il trasferimento delle quantità edificatorie degli edifici e delle previsioni ricadenti nelle fasce di pericolosità idraulica media ed elevata, conferma il divieto di edificazione entro 100 metri dalle sponde dei corsi d’acqua fuori dai centri abitati e rafforza la Struttura urbana minima per l’emergenza. Lungo il Chiascio è individuato un Parco fluviale urbano di 35 ettari.
Gli approfondimenti ambientali hanno evidenziato il ruolo del verde urbano e della forestazione urbana, della gestione sostenibile delle acque piovane, del contrasto alle isole di calore, delle comunità energetiche rinnovabili e della mobilità sostenibile, temi che il futuro Piano del verde e la Parte operativa dovranno declinare in interventi concreti, accompagnati da un monitoraggio periodico concordato con la Regione. Il sindaco ha richiamato in particolare la necessità di collegare quartieri, frazioni, scuole, servizi e luoghi di lavoro attraverso un sistema coordinato di percorsi pedonali e ciclabili, trasporto pubblico e viabilità.
La nuova adozione apre ora un’ulteriore fase di partecipazione, con la possibilità per cittadini, imprese e associazioni di presentare osservazioni al piano e contributi nell’ambito della nuova procedura di valutazione ambientale strategica. Proseguirà parallelamente il lavoro sulla Parte operativa, chiamata a tradurre gli indirizzi in interventi concreti per la rigenerazione dei quartieri, la qualità degli spazi pubblici e le esigenze abitative e produttive della città.
Con la nuova adozione della Parte strutturale, Bastia adotta un nuovo strumento di governo del territorio che restituisce al Comune la regia delle trasformazioni urbane e riporta le scelte che contano nella sede della rappresentanza democratica, il Consiglio comunale. Un piano che fa della tutela del suolo, della sicurezza del territorio e della trasparenza delle procedure le condizioni stesse dello sviluppo, e che guarda alla città non soltanto per ciò che è oggi, ma per ciò che dovrà essere per le generazioni future.
L’Amministrazione comunale ringrazia gli uffici, i progettisti, i consulenti e quanti hanno contribuito a questo lavoro, insieme alla Regione Umbria e alla Provincia di Perugia per la leale collaborazione istituzionale, e rinnova l’invito a cittadini, imprese e associazioni a prendere parte alla fase che si apre. Perché un piano regolatore non si limita ad amministrare l’esistente: è il modo in cui una comunità sceglie di progettare il proprio futuro, e quel futuro appartiene a tutti.

Giacomo Lazzari
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