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Bastia Umbra Editoriale

Cambiamento climatico a Bastia Umbra: Una chiamata alla responsabilità

Editoriale del 26 agosto 2026

CAMBIAMENTO CLIMATICO A BASTIA UMBRA:
UNA CHIAMATA ALLA RESPONSABILITÀ

Tre proposte di Terrenostre per dare priorità alla salvaguardia dell’ambiente e gestire,
con azioni concrete, la sfida del cambiamento climatico

 

Area verde Nuova Coop

Al giro di boa di un’estate che si colloca tra le più calde degli ultimi quarant’anni – e che molto probabilmente traccerà la rotta delle stagioni a venire – è tempo di compiere un atto di onestà intellettuale: a Bastia abbiamo un problema ambientale. O, quantomeno, abbiamo una criticità aperta e profonda nella gestione delle alberature d’alto fusto, che in ambito urbano rappresentano la prima linea di difesa contro le isole di calore e la spina dorsale della qualità urbana.

Nel corso degli ultimi due anni la nostra città ha visto l’abbattimento di almeno 37 pini in diverse zone pubbliche centrali e residenziali. Siamo passati, quasi senza accorgercene, dalle battaglie appassionate per la tutela assoluta di ogni singolo albero a una sorta di rassegnata assuefazione di fronte al susseguirsi di ordinanze sindacali contingibili e urgenti per il loro abbattimento.

Piazza Mazzini

A questa progressiva sottrazione del patrimonio arboreo storico pubblico, a cui vanno sommati gli abbattimenti autorizzati in aree private, si aggiunge una criticità gestionale non trascurabile: le nuove piantumazioni, pubbliche e private, faticano ad attecchire. Laddove gli impianti di irrigazione sono assenti (come in via Roma o piazza Mazzini) o non funzionanti (come nella zona della nuova Coop), alberi e arbusti messi a dimora recentemente appaiono rinsecchiti, immersi in un panorama d’erba secca e polverosa, nonostante i progetti prevedano la garanzia di attecchimento a carico di chi mette a dimora gli alberi e che, di conseguenza, deve prendersene cura finché non hanno pienamente attecchito. E, come se non bastasse, l’incendio di qualche giorno fa nella zona del percorso verde nei pressi dell’area Franchi – di probabile matrice dolosa – ha bruciato ulteriore vegetazione. È innegabile la responsabilità di chi appicca il fuoco, ma è parimenti evidente che la presenza di sterpaglia non curata ne ha favorito la rapida propagazione. Probabilmente, con una manutenzione ordinaria e uno sfalcio puntuale, il danno avrebbe potuto essere decisamente più contenuto.

Piazza Mazzini

In passato il tema della tutela ambientale è stato spesso considerato appannaggio quasi esclusivo di una specifica parte politica, la sinistra. Oggi la realtà dei fatti ci dimostra che la sostenibilità ambientale, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la protezione del territorio e la transizione verso un’economia circolare sono sfide trasversali, che attraversano la quotidianità di ogni cittadino, di qualsiasi orientamento. Nessuno può chiamarsene fuori.

Parimenti, non è più sufficiente addebitare le responsabilità alle mancanze o alle decisioni di chi ha amministrato in passato le cui scelte furono prese su evidenze tecniche ed in base alla sensibilità del momento. Negli ultimi tempi non sono mancati i margini operativi per incidere, correggere la rotta di progetti avviati modificandoli, ove possibile, in base ad una diversa scelta politica e impostare una vera pianificazione. Viene da chiedersi, dunque: cosa sta accadendo davvero a Bastia? Cosa ci comunica oggi il silenzio sia della maggioranza sia della minoranza politica della città? Perché non trovare il coraggio di sedersi a un tavolo comune con l’unico obiettivo di affrontare un problema che riguarda l’intera cittadinanza? L’obiettivo deve essere un progetto condiviso, che possa essere portato avanti da qualsiasi amministrazione indipendentemente dal colore che la contraddistingue solo per tutelare la città, i cittadini ed il patrimonio del verde pubblico.

Tre proposte di Terrenostre per un cambio di passo:

Terrenostre non intende limitarsi alla sola cronaca o al rammarico. Vuole trasformare questa riflessione in una sollecitazione aperta e costruttiva verso chi ha la responsabilità e la facoltà di agire. Propone quindi tre azioni concrete:

  1. Piano strategico per il Verde urbano e la Manutenzione: Superare la logica dell’emergenza e delle singole ordinanze per dotare la città di un Regolamento del verde aggiornato, che preveda protocolli rigorosi di irrigazione post-impianto e interventi costanti di sfalcio e prevenzione antincendio nelle aree pubbliche. Costituire e rendere pubblicamente consultabile un registro degli Alberi monumentali e dei Viali alberati per i quali sia obbligatorio procedere con monitoraggi, manutenzioni e interventi di salvaguardia, salvo condizioni di impossibilità tecnica o pericolo pubblico.
  2. Trasparenza e Monitoraggio delle Sostituzioni: Costituire e rendere pubblicamente consultabile un registro del patrimonio arboreo urbano pubblico che indichi chiaramente gli abbattimenti previsti e le relative motivazioni (fine ciclo vita, patologie, sicurezza, interferenze con sottoservizi, realizzazione di opere pubbliche, eccetera). Contestualmente, occorre definire un quadro autorizzativo chiaro, snello e inequivocabile per le aree private, in cui ogni abbattimento sia giustificato dall’effettiva assenza di alternative. Per questo, si dovrebbero prevedere agevolazioni sui tributi locali o incentivi per chi sceglie di salvare alberi adulti o di sostituire specie alloctone e invasive (come il Cipresso dell’Arizona, la Robinia o l’Ailanto). Infine, anche i tempi, le essenze e i luoghi esatti delle ripiantumazioni di compensazione dovranno essere resi pienamente trasparenti e consultabili dai cittadini.
  3. Tavolo di Confronto permanente: Aprire uno spazio pubblico di dibattito tra amministrazione, tecnici, associazioni e cittadini per condividere le opere pubbliche e le scelte urbanistiche (prima che diventino irrevocabili) che premino la salvaguardia del patrimonio arboreo, l’arricchimento della biodiversità, la de-pavimentazione e le altre strategie per la lotta ai cambiamenti climatici in ambito urbano, restituendo centralità alla partecipazione.

Il tempo dell’attesa è finito. Ci auguriamo che da queste proposte possa nascere un dibattito reale e, soprattutto, quel cambio di passo che la nostra comunità chiede per tutelare il territorio e rispondere, con azioni concrete e non più rinviabili, alla sfida del cambiamento climatico.

 

 


di Claudia Lucia
(© Riproduzione riservata)

 

3 commenti

Giorgio Croce 26 Agosto 2026 at 13:34

Questa è la linea del giornale, visto l’editoriale, che accarezza le posizioni della minoranza sul discorso degli alberi a Bastia. Anche se si cerca di dare una parvenza di equidistanza, visto che ahime non sono nato ieri, non sfugge la critica all’attuale giunta che, visto che governa si deve prendere tutte le responsabilità . In parte ci può stare, ma non si sottolinea in modo importante che il tutto è partito dalle decisioni della passata gestione di centrodestra. Io sono d’accordo che magari qualcosa di fortemente innovativo sull’argomento questa amministrazione avrebbe potuto fare, ma non riesco dimenticare da dove è partito tutto quanto. Certo che se l’editoriale lo si lascia scrivere ad una rappresentante del centrodestra, persona che ritengo intelligente, ma schierata, allora i conti tornano. Caro direttore Brufani, forse qualche volta, il suo tallone d’Achille, risulta essere un editoriale.

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Francesco Fratellini 27 Agosto 2026 at 17:19

Sig. Giorgio, visto che nel suo commento chiama direttamente in causa le precedenti amministrazioni, provo a rispondere anche per la parte di responsabilità che mi riguarda.
Quando ho avuto l’onore di fare l’assessore ho sempre cercato di assumere le decisioni mettendo al primo posto quello che ritenevo essere l’interesse generale.
Sul tema dei pini che hanno danneggiato, e in alcuni casi continuano a danneggiare, sedi stradali, marciapiedi e parcheggi, il criterio che ho condiviso è sempre stato anche quello di prestare grande attenzione all’utilizzo del denaro pubblico: quando si interviene con risorse della collettività, ritengo sia doveroso cercare soluzioni che abbiano una ragionevole durabilità e che non costringano a spendere nuovamente, dopo pochi anni, per risolvere gli stessi problemi.
Per questo ho sostenuto coerentemente anche progetti che prevedevano l’abbattimento di pini ritenuti problematici o suscettibili di creare nel tempo nuove criticità. Non ho difficoltà a dirlo oggi, perché quella era una scelta amministrativa fondata su un determinato criterio e su una precisa valutazione dell’interesse pubblico. Ovvio che poi la mia proposta era di creare una pineta piantumando anche alberi di almeno 10 anni lungo il Chiascio dove è previsto un parco pubblico di più di 6 ettari.
La nuova amministrazione ha legittimamente espresso una sensibilità diversa: mettere in primo piano la salvaguardia delle grandi alberature e, in particolare, dei pini, accettando anche maggiori costi oggi e nel tempo pur di conservarli.
Benissimo. È una scelta politica legittima e sono stati i cittadini, con il voto, ad affidare a questa maggioranza il compito di tradurla in atti amministrativi.
Ma allora il punto è proprio questo.
Questa amministrazione governa da oltre due anni. Perché i progetti ereditati non sono stati modificati per adeguarli alla diversa visione sulla quale si era chiesto e ottenuto il consenso degli elettori?
Le possibilità per intervenire sui progetti esistono. Naturalmente occorre farlo nel rispetto delle norme, dei regolamenti e delle procedure previste. Ma un progetto approvato da un’amministrazione precedente non diventa per questo immutabile. Non è stato fatto. Forse dobbiamo pensare che su questo tipo di svolta all’interno della maggiornaza non ci sia unità di vedute?
Se non partiamo da questo dato, rischiamo di continuare all’infinito a discutere su chi abbia approvato originariamente un progetto, senza affrontare la questione sostanziale: chi amministra oggi aveva una visione diversa, aveva il tempo e gli strumenti per tentare di tradurla concretamente nei progetti. Perché non è stato fatto?
Quanto all’editoriale, permetta infine una considerazione.
Lei sembra attribuire un peso decisivo al fatto che a scriverlo sia stata una persona che in passato si è candidata con il centrodestra. Io la inviterei invece a rileggerlo e, se non lo condivide, a contestarne i contenuti.
Se ci sono dati sbagliati, si contestino i dati. Se ci sono ragionamenti sbagliati, si contestino i ragionamenti. Se le tre proposte avanzate sono sbagliate o inutili, si spieghi perché.
Ma considerare un editoriale meno credibile in partenza sulla base dell’appartenenza o della precedente candidatura politica di chi lo ha scritto mi sembra un criterio piuttosto singolare, soprattutto per chi si professa inclusivo, democratico e sensibile al confronto.
Le idee si giudicano per quello che valgono, non per la provenienza politica di chi le esprime.
E credo che proprio da questo principio potrebbe partire un confronto serio sul futuro del verde della nostra città.

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Graziella paparelli 29 Agosto 2026 at 20:28

I cretini guardano il dito e non la luna

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