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Assisi Politica

“Peste suina, emergenza cinghiali e agricoltura a rischio” – Il consigliere Fasulo lancia la mobilitazione a difesa di Assisi e dell’Umbria

COMUNICATO STAMPA

CONSIGLIERE FASULO (FORZA ITALIA): “PESTE SUINA, EMERGENZA CINGHIALI
E AGRICOLTURA A RISCHIO: LA REGIONE UMBRIA STA SMANTELLANDO
IL PRESIDIO DEL TERRITORIO” — FASULO LANCIA LA MOBILITAZIONE
A DIFESA DI ASSISI E DELL’UMBRIA

Allarme su salute pubblica, sicurezza ed economia rurale: “La riforma regionale rischia di ridurre i controlli sul territorio, escludere migliaia di cacciatori attivi con gravi conseguenze sul piano sanitario, per l’agricoltura, i cittadini e le imprese”. Fasulo attacca la gestione regionale della fauna selvatica, denuncia opacità e scelte fallimentari nel contenimento del cinghiale e annuncia una dura battaglia istituzionale insieme ad agricoltori, associazioni, mondo venatorio e territori contro “una decisione irresponsabile che può devastare l’Umbria”.

 

Assisi, 12/05/2026 – Il Consigliere Comunale di Assisi Francesco Fasulo, Capogruppo di Forza Italia, lancia un durissimo attacco alla proposta di modifica della legge regionale umbra sulla gestione del cinghiale, attualmente in fase di adozione. Non usa mezzi termini Fasulo: “Questa non è una questione tra cacciatori. Questa è una battaglia per la salute pubblica, per la difesa dell’agricoltura umbra, per la sicurezza del territorio, per l’economia di tutta la regione. E il Comune di Assisi, che ospita il Parco del Monte Subasio con un vastissimo territorio montano da presidiare, ha il dovere di far sentire forte e chiaro il grido d’allarme del territorio”.

La proposta regionale prevede l’assegnazione esclusiva dei settori vocati alla caccia al cinghiale alle squadre organizzate in braccata, escludendo di fatto tutte le altre forme di prelievo. “È esattamente l’opposto di quello che il Paese ci chiede di fare”, tuona Fasulo. “L’Ordinanza n. 1/2026 del Commissario straordinario per la Peste Suina Africana è chiarissima: per l’Umbria l’obiettivo è prelevare 32.500 cinghiali, con un incremento del 40% dei metodi selettivi. Il Commissario ordina testualmente ‘una rilevante intensificazione della caccia di selezione su tutto il territorio venabile, anche nelle aree di caccia assegnate alle squadre’. La Regione fa l’esatto contrario. Non è incompetenza: è irresponsabilità”.

“Parliamoci chiaro”, afferma con durezza il Consigliere. “La peste suina africana è un’emergenza sanitaria nazionale. Non è una questione di interessi corporativi, non è una battaglia tra categorie venatorie. È una minaccia concreta per l’intero comparto suinicolo italiano, per l’economia zootecnica, per la salute pubblica. Il contenimento numerico del cinghiale è lo strumento fondamentale per limitare la diffusione della malattia. Ridurre i soggetti attivi sul territorio, concentrare il controllo in poche squadre, creare aree meno presidiate significa una cosa sola: favorire la proliferazione incontrollata della specie e aumentare il rischio sanitario”.

Fasulo incalza: “Ogni riduzione della pressione venatoria diffusa può trasformarsi in un boomerang sanitario ed economico per tutta la regione. Creare zone rifugio significa dare al virus spazi dove proliferare. La peste suina africana non si combatte con le chiusure gestionali: si combatte ampliando il presidio territoriale, moltiplicando i soggetti attivi, garantendo una copertura capillare e costante. La Regione fa l’esatto contrario. E questo è inaccettabile”.

Il Consigliere allarga lo sguardo alle vittime silenziose di questa scelta: “Gli agricoltori umbri sono già allo stremo. Campi seminati distrutti in una notte. Raccolti compromessi a pochi giorni dalla mietitura. Uliveti danneggiati. Vigneti devastati. Tartufaie, patrimonio economico del nostro territorio, rovinate. Aziende agricole costrette a sostenere costi crescenti per recinzioni e sistemi di prevenzione che spesso non servono a niente, perché i cinghiali sfondano tutto”.

Fasulo annuncia mobilitazione: “Coldiretti, Confagricoltura, CIA, le associazioni di categoria interessate, le aziende agricole e agrituristiche del territorio devono scendere in campo su questa vicenda. Devono far sentire la propria voce, forte e chiara. Perché se il contenimento rallenta, a pagare saranno proprio loro. Saranno le famiglie umbre, le imprese agricole, l’economia rurale, le produzioni tipiche che fanno la ricchezza e l’identità dell’Umbria”.

“I dati delle stagioni venatorie 2024/2025 e 2025/2026”, sottolinea il Consigliere, “dimostrano che il modello attuale funziona: significativo miglioramento nel numero di cinghiali abbattuti e calo dei danni alle colture agricole. Un sistema che integra diverse forme di caccia ottiene risultati. Perché distruggerlo proprio ora, proprio nel momento in cui il Commissario straordinario ci chiede di intensificare gli sforzi? La Regione deve spiegarlo agli agricoltori umbri”.

“Questa è una questione di costi che ricadono su tutti i cittadini umbri”, incalza Fasulo. “Il cinghiale fuori controllo genera incidenti stradali, con feriti e morti. Genera danni al patrimonio pubblico. Genera costi sanitari. Genera costi assicurativi che paghiamo tutti. Genera perdita di competitività per le imprese agricole umbre rispetto ad altre regioni. Il problema riguarda l’agricoltura, il turismo rurale, il tartufo, l’economia boschiva, la filiera agroalimentare, la sicurezza stradale, le attività produttive locali. Riguarda la qualità della vita dei cittadini umbri, soprattutto nelle aree rurali che sono il cuore pulsante della nostra identità territoriale”.

Sul piano operativo, Fasulo non risparmia critiche feroci: “La proposta regionale rischia di creare le cosiddette ‘zone bianche’, aree prive di adeguato controllo venatorio. Quando riduci la presenza diffusa sul territorio, alcune aree restano senza presidio. Si formano aree rifugio dove il cinghiale può riprodursi indisturbato. E questo aumenta esponenzialmente sia i rischi sanitari legati alla peste suina, sia i danni all’agricoltura”.

“Il modello che serve all’Umbria è l’esatto opposto”, afferma con forza Fasulo. “Partecipazione diffusa, caccia individuale e selezione, presenza costante sul territorio, presidio capillare. Servono più soggetti attivi, non meno. Più controllo, non concentrazioni gestionali che creano vuoti pericolosissimi. Il territorio si difende aumentando i controlli, non restringendoli. È un principio elementare che evidentemente alla Regione sfugge”.

Fasulo smaschera poi la fragilità del sistema proposto: “Le squadre di braccata stanno attraversando una crisi demografica evidente che solo un cieco potrebbe non vedere. Il loro numero si è ridotto progressivamente negli ultimi anni a causa del ricambio generazionale insufficiente. Sono costrette sempre più spesso a unirsi nelle cosiddette ‘congiunte’ per raggiungere il numero minimo di partecipanti. La Regione stessa ha dovuto abbassare a 15 unità il numero minimo per effettuare una battuta. Non è un dettaglio: è la prova provata che il sistema è in difficoltà strutturale”.

“Dove prima si svolgevano due battute in due settori distinti, oggi si effettua un’unica battuta con due squadre nello stesso settore, lasciando altre aree scoperte”, spiega il Consigliere. “Come può un sistema più ristretto garantire un contenimento più efficace? È una contraddizione in termini. È un ossimoro gestionale. La Regione deve rispondere a questa domanda semplice: con meno cacciatori attivi e con squadre che devono unirsi per raggiungere i numeri minimi, come pensate di aumentare il prelievo del 40% come richiede il Commissario straordinario?”.

Fasulo incalza sui numeri: “Gli 8.500 cacciatori in braccata cui la Regione vorrebbe riservare i settori vocati sono un numero gonfiato. In molti casi figurano nelle squadre solo sulla carta, per raggiungere i requisiti minimi richiesti, ma partecipano in modo sporadico o nullo alle battute. È prassi diffusa che le squadre ricorrano a battute congiunte perché non riescono a garantire presenze coerenti con i numeri dichiarati. Su quali basi reali la Regione fonda questa scelta?”.

“Circa 14.000 cacciatori umbri rischiano di vedere drasticamente ridotte le loro possibilità di contribuire al contenimento della specie”, denuncia Fasulo. “Non sono numeri astratti. Sono persone che ogni giorno percorrono il territorio, lo conoscono palmo a palmo, garantiscono una presenza capillare e costante. Sono la prima linea di difesa contro la proliferazione incontrollata del cinghiale. Escluderli significa ridurre la capacità complessiva del territorio di difendersi. Significa lasciare spazi vuoti. Significa creare le condizioni per il disastro sanitario ed economico”.

Sul versante della governance, Fasulo solleva dubbi pesantissimi: “Chi deciderà quali settori liberare, se la Regione procederà con questa proposta scriteriata? Se la scelta sarà demandata alle squadre, è matematico che verranno ceduti i settori meno vocati, quelli dove la presenza del cinghiale è limitata e quindi inutili ai fini del contenimento. Se invece la decisione spetterà alle commissioni settoriali o agli ATC, dobbiamo considerare che in questi organismi la maggioranza dei componenti è espressione della caccia in braccata. Come si può parlare di trasparenza e oggettività in queste condizioni? È il trionfo del conflitto di interessi istituzionalizzato”.

“Servono criteri chiari, verificabili, basati su dati effettivi e controllabili”, prosegue il Consigliere. “Non possiamo permettere che si creino gestioni proprietarie del territorio. Non possiamo accettare che migliaia di cittadini umbri vengano esclusi da una funzione che ha ricadute sulla salute pubblica, sull’economia, sulla sicurezza di tutti. Chiedo formalmente alla Regione: su quali criteri oggettivi e trasparenti si fonda questa scelta? Quali dati concreti giustificano l’esclusione di 14.000 cacciatori dal sistema di contenimento?”.

Fasulo si rivolge direttamente ai vertici regionali con un elenco di richieste tassative: “Chiedo formalmente e pubblicamente alla Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e all’Assessore competente Meloni di sospendere immediatamente qualsiasi modifica gestionale che possa ridurre il presidio territoriale diffuso sul cinghiale, fino a una valutazione tecnica approfondita e trasparente degli effetti sul contenimento della peste suina africana. Non è una richiesta: è un obbligo di responsabilità verso i cittadini umbri”.

Le richieste sono dettagliate e perentorie:

  1. TAVOLO REGIONALE PERMANENTE IMMEDIATO con rappresentanti dei cacciatori singoli, squadre di braccata, Coldiretti, Confagricoltura, CIA, mondo agricolo, ATC, istituzioni sanitarie e veterinarie. “Non riunioni di facciata: confronto reale, dati alla mano, decisioni condivise”.
  2. MODELLO GESTIONALE INCLUSIVO che valorizzi tutte le forme di caccia al cinghiale e non concentri il controllo del territorio in maniera esclusiva. “L’emergenza richiede partecipazione ampia, non oligarchie gestionali”.
  3. ELIMINARE IL RISCHIO DI “ZONE BIANCHE” o aree scarsamente presidiate che favorirebbero la proliferazione incontrollata della specie e l’aumento del rischio sanitario. “Ogni metro quadrato di territorio umbro deve essere presidiato”.
  4. CRITERI TRASPARENTI E VERIFICABILI per l’assegnazione dei settori e per la verifica delle attività realmente svolte sul territorio. “Basta numeri gonfiati e presenze fantasma. Vogliamo dati reali, controllabili, pubblici”.
  5. TUTELA MASSIMA DELLE ATTIVITÀ AGRICOLE UMBRE, delle tartufaie, delle produzioni tipiche e dell’economia rurale. “Non possiamo permettere che l’agricoltura umbra paghi il prezzo di scelte gestionali sbagliate”.
  6. MONITORAGGIO PUBBLICO E COSTANTE dei dati relativi ai cinghiali abbattuti, ai danni agricoli, alla diffusione della PSA, all’efficacia reale delle misure adottate. “Trasparenza totale. I cittadini umbri hanno diritto di sapere se le scelte della Regione funzionano o falliscono”.
  7. COINVOLGIMENTO FORMALE DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO NAZIONALE PER LA PSA affinché venga verificata la piena coerenza delle future scelte regionali con gli obiettivi nazionali di contenimento sanitario della specie. “Se la Regione sceglie la strada opposta a quella indicata dal Commissario, lo faccia pubblicamente e se ne assuma la piena responsabilità di fronte ai cittadini umbri”.
  8. RAFFORZAMENTO DEL CONTROLLO DIFFUSO DEL TERRITORIO, riconoscendo il ruolo fondamentale di chi opera quotidianamente in forma capillare e continuativa. “Più presidio, più partecipazione, più sicurezza. Non il contrario”.

“In qualità di Consigliere Comunale di Opposizione e Capogruppo di Forza Italia al Comune di Assisi”, dichiara Fasulo con determinazione, “porterò avanti ogni iniziativa politica, istituzionale e amministrativa necessaria a tutela del territorio umbro, della salute pubblica e delle attività economiche e agricole messe a rischio dalla proliferazione incontrollata del cinghiale e dall’emergenza legata alla peste suina africana. Non arretrerò di un millimetro”.

“Tale impegno nasce dalle numerose sollecitazioni, segnalazioni e richieste di intervento pressanti che ho ricevuto da cacciatori, agricoltori e cittadini del territorio, che mi hanno chiesto di farmi portavoce istituzionale delle criticità emerse e delle forti preoccupazioni. Il mio obiettivo è garantire una rappresentanza seria, concreta, combattiva e determinata delle istanze provenienti dal territorio, promuovendo un confronto reale con la Regione Umbria. Un confronto che non può essere eluso o rinviato”.

Fasulo annuncia la disponibilità ad attivare “tutti gli strumenti di pressione politica e istituzionale disponibili, senza esclusione di colpi, ivi compreso il coinvolgimento degli organi di controllo competenti, dell’Autorità straordinaria per la PSA, del Ministero della Salute, affinché venga garantita la tutela della salute pubblica, la salvaguardia dell’agricoltura umbra, la difesa delle aziende agricole e della filiera agroalimentare, la protezione delle tartufaie e delle produzioni tipiche, la sicurezza dei cittadini, la difesa dell’economia rurale e ambientale dell’Umbria”.

Il Consigliere individua nel prossimo Caccia Village di Bastia Umbra un momento cruciale: “Il Caccia Village può e deve diventare il luogo del confronto pubblico definitivo sul futuro della gestione faunistica umbra, sulla tutela del territorio e sulla necessità di un piano realmente efficace di contenimento della specie. Non sarà una passerella istituzionale. Sarà un momento di ascolto vero, di sensibilizzazione massiccia, di aggregazione del mondo venatorio e agricolo. Sarà il luogo dove il territorio umbro alza la voce”.

“Qualora la Regione Umbria non producesse risposte concrete, tempestive e realmente efficaci entro il Caccia Village”, avverte duramente Fasulo, “quello stesso Caccia Village diventerà il luogo della mobilitazione pubblica vera, con il coinvolgimento diretto e massiccio di cacciatori, agricoltori, associazioni di categoria, imprese agricole, cittadini. Sarà il momento in cui l’Umbria dirà alla Regione: così non va, cambiate rotta o ne risponderete politicamente”.

“La difesa del territorio umbro unisce tutti, al di là delle appartenenze politiche”, prosegue Fasulo. “Non possiamo permettere che scelte gestionali irresponsabili producano un indebolimento del contenimento del cinghiale proprio mentre il territorio necessita del massimo presidio possibile. Il Caccia Village, per la sua rilevanza nazionale e regionale, rappresenta il luogo simbolico e strategico attraverso il quale il territorio umbro può e deve far sentire con forza dirompente la propria voce alle istituzioni regionali e nazionali”.

Sul fronte della responsabilità istituzionale, Fasulo non usa giri di parole: “La Regione Umbria deve comprendere che questa non è una battaglia di categoria tra cacciatori. È una questione che riguarda direttamente salute pubblica, sicurezza, agricoltura, economia, ambiente, tutela delle produzioni umbre, difesa del territorio. È una questione di responsabilità politica e, se le cose andranno male, anche di responsabilità giuridica”.

“La legge 157/1992 attribuisce alle Regioni il compito di emanare norme relative alla gestione e tutela della fauna selvatica e affida alle stesse i necessari poteri gestori”, spiega Fasulo. “La giurisprudenza della Cassazione è chiarissima: la Regione è responsabile ex articolo 2043 del codice civile dei danni provocati da animali selvatici a persone o a cose, in quanto obbligata ad adottare tutte le misure idonee ad evitare che la fauna selvatica arrechi danni a terzi. Non può delegare questa responsabilità scaricandola su altri enti se non trasferisce anche i poteri reali e i mezzi adeguati”.

“Se la Regione sceglie un modello gestionale che riduce il presidio territoriale”, prosegue duramente il Consigliere, “e se questo produce un aumento della popolazione di cinghiale, un incremento dei danni all’agricoltura, un peggioramento del rischio sanitario da peste suina africana, la Regione non potrà dire ‘non lo sapevamo’. Io glielo sto dicendo oggi, pubblicamente, davanti a tutti i cittadini umbri. Glielo stanno dicendo gli agricoltori. Glielo sta dicendo il Commissario straordinario nazionale. Glielo stanno dicendo migliaia di cacciatori. Se scelgono di procedere comunque, se ne assumeranno ogni responsabilità politica, amministrativa e, se del caso, anche giuridica”.

“Questa non è una battaglia di parte”, conclude con fermezza Francesco Fasulo. “È la battaglia per il futuro dell’Umbria. Il contenimento del cinghiale non può diventare terreno di chiusure gestionali o di concentrazioni oligarchiche. In un momento delicatissimo per la salute animale, per l’agricoltura umbra, per l’economia della regione, per la sicurezza dei cittadini, serve l’esatto contrario: più presidio, più partecipazione, più controllo del territorio, più trasparenza, più responsabilità”.

“La Regione Umbria deve comprendere l’urgenza drammatica della situazione e agire immediatamente con responsabilità, pragmatismo e ascolto vero del territorio, evitando decisioni che potrebbero indebolire proprio il sistema di contenimento del cinghiale nel momento in cui l’Umbria ha invece bisogno del massimo livello di controllo possibile. Occorre agire subito, non domani. L’Umbria non può permettersi passi falsi su un tema così decisivo per il futuro del territorio, dell’agricoltura, della salute pubblica, dell’economia regionale”.

“Se la Regione non cambia rotta rapidamente, troverà davanti a sé una mobilitazione del territorio senza precedenti. Perché quando in gioco c’è la salute pubblica, l’economia di migliaia di famiglie umbre, la sicurezza del territorio, la difesa delle nostre produzioni tipiche, non si può tacere. Non si può stare a guardare. Non si può accettare l’inaccettabile”.

“Il territorio umbro ha già alzato la voce. E se necessario, alzerà anche i toni”.

 

 

 

Francesco Fasulo
Consigliere Comunale di Opposizione
Capogruppo di Forza Italia
Comune di Assisi

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