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Lo ha detto il vescovo Sorrentino nel corso della Veglia pasquale celebrata nella cattedrale di San Rufino ad Assisi “Non scoraggiamoci di fronte alle disgrazie del mondo, Cristo risorto è con noi”.

ASSISI – “La Pasqua di risurrezione è speranza che rimane salda tra le miserie della nostra esistenza. Ognuno di noi, guardando alle proprie fragilità, di spirito e di corpo, potrebbe essere tentato di scoraggiamento. Gesù risorto viene a dirci: non ti scoraggiare, io sono con te. Ognuno di noi, osservando il mondo così provato da guerre, da squilibri ecologici, da disuguaglianze che rendono così ingiusta la ripartizione della ricchezza e così disumana la vita di tanti fratelli e sorelle, sarebbe tentato di pessimismo e dire: non se ne uscirà mai. E invece il Risorto viene a dirci: riprovaci. Riprovateci insieme, con la mia parola e la mia forza. Io sono con voi”. È questo uno dei passaggi centrali dell’omelia pronunciata dal vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, nel corso della veglia pasquale celebrata sabato 8 aprile, nella cattedrale di San Rufino ad Assisi. In una chiesa gremita, anche per la presenza dei parenti di alcuni adulti che hanno ricevuto il Battesimo, monsignor Sorrentino ha invitato a vivere “la Pasqua come un nuovo sguardo che trae forza dallo sguardo del Risorto. Niente, certo, è automatico: siamo chiamati a fare la nostra parte. Ma sentire Cristo Risorto in mezzo a noi è il segreto per fare cose belle e grandi, che le nostre forze umane non potrebbero realizzare”.

 

Assisi, 09 Aprile 2023

 

Qui di seguito il testo integrale dell’omelia.

OMELIA VEGLIA PASQUALE ASSISI 2023

Alleluia! Davvero alleluia! Rallegriamoci e lodiamo il Signore, cari fratelli e sorelle!

 

Che tristezza se tutto fosse finito il venerdì santo! E invece no. E non soltanto come accade in tanti funerali di persone care delle quali si dice: “rimarrai sempre nei nostri cuori”.  No. La risurrezione di Cristo è un’altra cosa. Non è nemmeno la semplice risurrezione del corpo, come ad esempio quella sperimentata da Lazzaro ad opera di Gesù. No. La risurrezione di Gesù è il passaggio a una nuova vita, in cui il corpo è trasfigurato secondo criteri misteriosi che lo sottraggono ai limiti di una biologia che inevitabilmente invecchia e perisce, e diventa un corpo glorioso, pienamente abitato e condotto dalla forza dello Spirito di Dio.

Cari fratelli e sorelle, questo mistero sfida la ragione. È tuttavia il mistero sul quale è fondata la nostra fede. Quando tra poco alcuni adulti riceveranno il battesimo, a loro verrà richiesto di accogliere questa verità ed anzi di farne la roccia della loro vita. Come infatti abbiamo ascoltato da San Paolo, il battesimo ci immerge nell’ acqua, per esprimere il nostro morire al peccato, e ci fa risalire da essa, per indicare che risorgiamo con Gesù a nuova vita.

 

La risurrezione di Gesù è un mistero. Esso è però ben radicato nella storia, come è stata vissuta dai primi testimoni. I vangeli si industriano a raccontarci lo svolgimento dei fatti, con particolari che possono variare a seconda di come la memoria e la lettura degli eventi si sono sviluppate nel tempo e nei diversi contesti narrativi, ma tutti convergono in questa notizia – shock: la tomba di Gesù, la mattina di Pasqua, è stata trovata vuota. A trovarla vuota furono le donne che ne diedero il primo annuncio. Fu poi il Risorto stesso, in diversi momenti e modi, a farsi vedere dai suoi discepoli.

 

Ci possiamo fidare di quanto ci raccontano? A rendere credibili le loro testimonianze, basti pensare che questi narratori erano gli stessi che poche ore prima erano stati sconvolti dalla passione di Cristo e si erano dileguati. Il Risorto li sorprende nel cenacolo a porte chiuse per paura. Uno di loro, Tommaso, non crederà che dopo aver toccato la carne di Cristo. E che non si tratti di un’invenzione, lo dice il fatto che, dopo la morte di Gesù, tutto era diventato più difficile per i suoi discepoli. Niente li avrebbe spinti a inventare un racconto che li metteva ancora più in difficoltà e li candidava al martirio. Avrebbero potuto cavarsela con molto meno, dicendo che il messaggio di Gesù restava vivo. E invece sono costretti dall’evidenza a scegliere la via più difficile: annunciare che Gesù stesso era vivo, e rimane vivo per sempre. La risurrezione di Gesù è così il fondamento della nostra fede in lui, al punto che, secondo le parole dell’Apostolo Paolo, anch’egli testimone del Risorto sulla via di Damasco, se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede (1Cor 15,14).

Sì, noi siamo qui in questa notte santa a dire che la risurrezione di Gesù è la vera sconfitta della morte. In Gesù Risorto il mondo ritrova il suo significato originario, oscurato dal peccato. Per questo nella veglia che abbiamo fatto, le letture bibliche partivano da molto lontano, dalla creazione stessa del mondo, e ci hanno poi riassunto le principali tappe attraverso le quali Dio si è fatto a noi vicino, per rifare l’alleanza originaria e renderla anzi nuova, più bella e più grande, facendo della morte e risurrezione di Gesù il suo approdo e il suo vertice, la “nuova ed eterna” alleanza.

In Gesù l’armonia del mondo è ricomposta. L’oscurità è vinta, come ci ha spiegato il simbolo della luce e del fuoco nuovo. Con la Pasqua un’ondata traboccante dello Spirito di Dio si è riversata nella storia, perché chiunque confessi il nome di Gesù e si aggrappi a lui possa ritrovare un nuovo senso per la sua vita, ponendosi sulla via dell’eternità, ma anche ritrovando una nuova bussola per la sua umanità.

La Pasqua di risurrezione è speranza che rimane salda tra le miserie della nostra esistenza. Ognuno di noi, guardando alle proprie fragilità, di spirito e di corpo, potrebbe essere tentato di scoraggiamento. Gesù risorto viene a dirci: non ti scoraggiare, io sono con te. Ognuno di noi, osservando il mondo così provato da guerre, da squilibri ecologici, da disuguaglianze che rendono così ingiusta la ripartizione della ricchezza e così disumana la vita di tanti fratelli e sorelle, sarebbe tentato di pessimismo e dire: non se ne uscirà mai. E invece il Risorto viene a dirci: riprovaci. Riprovateci insieme, con la mia parola e la mia forza. Io sono con voi.

Vogliamo pertanto vivere la Pasqua come un nuovo sguardo che trae forza dallo sguardo del Risorto. Niente, certo, è automatico: siamo chiamati a fare la nostra parte. Ma sentire Cristo Risorto in mezzo a noi è il segreto per fare cose belle e grandi, che le nostre forze umane non potrebbero realizzare.

Non è questo che dimostra la nostra Assisi?  Qui la forza della risurrezione di Gesù ha tracciato nuove vie di speranza. Che cosa è stata, se non una risurrezione, la conversione di Francesco, che ne fece un uomo tutto di Dio e dei poveri?    Che cosa è stata, se non una risurrezione, la scelta di Chiara di seguirne le orme sulla via del Vangelo?  E che cosa è oggi il volto sorridente del beato Carlo Acutis, che sta attraendo giovani da tutte le parti del mondo, se non l’esplosione della vita di Gesù Risorto in un ragazzo morto ad appena quindici anni?

Davanti a cose come queste, non c’è che da cantare l’alleluia della gioia e rinnovare la nostra fede, come due millenni di storia ce l’hanno trasmessa: sì, Cristo è risorto, è davvero risorto. E dunque noi possiamo risorgere con lui a vita nuova. È questa la Pasqua che ci auguriamo e vogliamo vivere fino in fondo. Ne facciamo un augurio di pace per i tanti fratelli e sorelle che stanno morendo tra le armi e sotto le bombe anche in questi giorni santi. A tutti, proprio a tutti, buona Pasqua!

Antonella Porzi

Ufficio stampa Diocesi Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino

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