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Bastia Umbra
12 Aprile 2024
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Piazza Mazzini: un’occasione persa a causa di un progetto inadeguato.

Il testo presente è una sintesi di quello integrale che trovi qui https://progettobastia.it/2023/01/la-piazza-di-una-volta-una-piazza-senza-centro/

 

Questo articolo conclude il lungo itinerario che il primo numero di Progetto Bastia ha percorso su questo sito per tentare di informare la cittadinanza, nel modo più approfondito possibile, sulla riqualificazione che si sta per avviare della principale piazza cittadina.

 

Il tentativo di informare il più oggettivamente possibile è la precondizione anche per la formulazione finale di un giudizio che apparirà tanto più serio quanto più supportato da quella conoscenza precedentemente condivisa.

 

È su questa base che propongo queste considerazioni finali sulla questione.

 

Il progetto dello studio Abacus approvato dall’amministrazione comunale rappresenta una grave occasione persa per un serio e ponderato ripensamento dell’assetto urbanistico ed architettonico della città.

 

L’occasione rappresentata dalla disponibilità dei fondi PNRR, era un prezioso stimolo perché la comunità potesse realizzare la fuoriuscita da una stagnazione della qualità non solo dell’ambiente costruito, ma anche della vita sociale ormai palesemente ridotta a casuale incontro di residenti chiusi nei propri privati rifugi.

Il progetto propone sostanzialmente un intervento di semplice manutenzione straordinaria generato dal degrado della lastricatura, e tutto l’intero progetto soffre di questa visione corta che rivolge lo sguardo solo dove si posano i piedi o le gomme e che crede di risolvere il tributo a temi importanti come acqua, verde o infanzia e socialità, con frettolose citazioni e presenze poco più che simboliche.

 

La visione complessiva che se ne trae è che ci si trova davanti ad un luogo che è essenzialmente una grande superficie lastricata, dotata di una vegetazione removibile e di “isole funzionali”, anche queste pronte allo smontaggio e riposizionamento, il tutto appunto “funzionale” ad altro, un luogo di transito o sosta di pertinenza, in un percorso in entrata ed uscita di clienti dai negozi, di spettatori del palio, di fedeli dei luoghi di culto, di utenti degli uffici pubblici, di avventori di bar o ristoranti, ma non di frequentatori con il piacere di esserci per la piacevolezza dello spazio in sé. Al contrario giovani, bambini, adulti ed anziani frequentano giardini pubblici in quanto luogo. “Andiamo in piazza” si diceva una volta.

Dunque luogo senza una sua attrattività, decoroso e confortevole per il tempo sufficiente per un passaggio.

Un luogo privo di una sua anima, che non è attrattore di per sé.
Un luogo che la committenza non ha pensato della dignità di un Bene culturale da inserire, come investimento, in un Patrimonio cittadino tutto da costruire con i fondi del PNRR.

 

In questo senso c’è da dire che la stessa posizione del Partito Democratico è assimilabile a questa visione della piazza come mero aggregato di funzioni e non come opera dell’ingegno creativo di Arte, Architettura e Design che sole sono in grado di garantire quel centro, quel significato ulteriore che trasforma il manufatto materiale in Bene culturale collettivo. Il tema della rigenerazione urbana, sociale e culturale non può essere la sommatoria finale di meno transito veicolare, aggiunta di Palio, più Mercato, enumerazione di componenti di arredo, verde e servizi e l’intervento dell’arte come accessorio decorativo secondario.

 

Il punto cardine di tutta la vicenda del progetto di riqualificazione di piazza Mazzini approvato dall’amministrazione comunale è individuabile nelle linee guida emanate dalla stessa, che già rivelano la visione e l’intendimento della committenza e che non potevano non essere recepite dai partecipanti al bando: tutto quello che segue a valle è conseguenza di una visione e scelta di chi amministra.

 

La visione alla base delle linee guida dell’amministrazione
Se i fondi PNRR vengono concessi per “Progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale”, c’è da dire che nel caso in questione ci troviamo in presenza di un semplice intervento di manutenzione straordinaria di infrastruttura.
Questo prima di tutto è palese dagli importi dei lavori dove solo il 20% (400.000 €) è dedicato a verde ed arredo urbano, il restante (1.520.000 €) in gran parte nella pavimentazione ed il resto in servizi, cioè in opere che sono classificate dal codice nazionale degli appalti come opere infrastrutturali per mobilità e impiantistica, essendo stata scartata deliberatamente la ben più pertinente categoria di “opere di riqualificazione paesaggistica e ambientale di aree urbane”.

Al di là della riconferma dell’area a vocazione commerciale, luogo di svolgimento del Palio e relativa pedonalizzazione, emerge nelle indicazioni della giunta e poi nel conseguente sviluppo progettuale, lo sfondo culturale di riferimento: “Recupero e valorizzazione della memoria storica. Cos’era il nostro ambito”.

 

Ormai da tempo è calata sulla città una cupa atmosfera che vorrebbe riproporre per l’intera comunità valori identitari che in realtà sono coltivati solo nella nostalgia e nei ricordi personali di parte di una generazione non più giovane. Come già espresso nell’idea proposta da Progetto Bastia siamo di fronte ad una sostituzione della Storia con la memoria, personale, biografica, generazionale. Ed ecco che immancabilmente rispuntano le Tre Cannelle, le tre chiese e le foto ingiallite che anni fa facevano bella mostra di sé nelle scale del municipio e da ultimo, nella frustrazione per l’assenza di un blasonato passato mai avuto, si assiste ad imbarazzanti “cene rinascimentali” ed alla nobiltazione dei vecchi cari vicoli, con l’appellativo di “Borgo antico dei Baglioni” nel quale nessuno dei residenti ha mai pensato di abitare.

Questo è il cosiddetto “ambito storico” illustrato dall’ing. Serafini nella presentazione del progetto, che va tenuto sullo sfondo come segno di riferimento, questa la prospettiva che offre l’amministrazione ai propri concittadini ed alle nuove generazioni. La storia è ben altro e ben altro il compito per una seria “rigenerazione urbana e riduzione dell’emarginazione e del degrado sociale”.

 

Quando la finiremo da un lato di rimpiangere e voler restaurare il bel tempo che fu e dall’altro di demolire opere degne di salvaguardia e rendersi conto una volta per tutte che a Bastia tocca di ricostruirsi la sua anima nella contemporaneità dell’oggi? Un suo spessore, una sua dignità sociale e culturale collettiva?

 

Quando cominceremo a vedere che nello spirito del Palio non alberga solo la competizione rionale, ma ferve quello stesso principio di creatività che muove l’arte e la tensione progettuale? E che questa nascosta pulsione, potente specialmente nei giovani, deve essere il reale, serio, autentico motore per una costruzione dell’ambiente urbano che finalmente guarda al mondo e non rimane chiusa nei suoi “vicoli ciechi”?

 

Nel video una sintesi delle criticità, esaminate nell’articolo completo, per ogni componente progettuale:

la pavimentazione, isole funzionali, tensostrutture, verde, acqua, giochi, inclusività e sostenibilità

 

Recapiti

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