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9 Aprile 2020
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Assisi Cultura

Assisi: storia di una banda che non c’è più

La funzione che le bande hanno assolto per la formazione del gusto musicale, per la creazione di modi civili e collettivi di convivenza, è stata fondamentale.

A lungo il fenomeno della banda è rimasto ai margini degli interessi della musicologia italiana che forse non l’ha considerato degno di particolare attenzione. Al contrario, uno studioso di fama come l’etnomusicologo Roberto Leydi affermò, nel 2004, come fosse arrivato il momento di fare i conti con le bande, di incominciare cioè a considerare in modo serio e documentato la funzione che esse hanno assolto per l’avvicinamento allo studio di uno strumento di appartenenti ai ceti popolari, per la diffusione della musica in tutti gli ambienti cittadini, per la socializzazione e la convivenza tra le persone.

Quando le vecchie fanfare si trasformarono in gruppi musicali veri e propri, furono subito disciplinate da uno statuto comunale, ebbero alla presidenza il sindaco e giunsero a ricoprire una funzione istituzionale. È il momento in cui nella grande Italia dei mille comuni nasce l’Italia delle mille bande, ciascuna sotto il proprio campanile. Le loro musiche costituirono la colonna sonora delle manifestazioni patriottiche e delle varie celebrazioni e di conseguenza la banda divenne un complesso moderno, articolato per sezioni di strumenti.

La Banda di Assisi anni ’50

Fu l’assisano maestro Decio Rossi a fondare la banda musicale di Assisi nel 1856, iniziando con trentaquattro elementi. Nel 1879, dopo sedici anni di direzione, Rossi fu sostituito con Annibale Stella, piuttosto anziano, che nel 1882 presentò le dimissioni e arrivò a sostituirlo il giovane Attilio Cangi, assisano. Cangi era stato un promettente allievo e ora, trentaquattrenne, riorganizzò la banda su più solide basi, istruendo venti suonatori che entrarono ben formati nei rispettivi ruoli. La direzione di Cangi, durata ventinove anni, terminò nel 1912. In sostituzione fu chiamato Duilio Berti, ventisette anni, di Sinalunga.

A mezzo secolo dalla nascita la banda aveva contribuito notevolmente alla diffusione della musica tra la popolazione, con prevalenza del genere lirico, la più gradita dai ceti popolari e dagli appassionati. Erano esecuzioni all’aperto, in piazza del Comune o ai giardini del Pincio, dove per ascoltare non si pagava il biglietto. Dopo l’inattività dovuta alla guerra mondiale e la partenza di Berti, fu nominato nuovo direttore Filippo Garagnani, venticinquenne, bolognese. Fu a lui che toccò affrontare gli impegni concertistici durante l’anno francescano: dal luglio 1926 all’ottobre 1927 la banda prestò sessantaquattro servizi nelle cerimonie di quella ricorrenza internazionale. Il sindaco Fortini iscrisse i nomi dei musicanti nel libro delle deliberazioni podestarili. A iniziare dal 1927 prese il nome di banda comunale del Dopolavoro, sotto l’amministrazione dell’Azienda di soggiorno.

Finita la guerra, dovettero passare tre anni prima che il concerto potesse rinascere. Garagnani, riconosciuto da tutti come un grande maestro, lasciò il posto a Renzo Gori, trentenne, lucchese, che la guidò dal 1948 al 1960. Furono anni di lavoro intenso, assiduo, sotto l’aspetto orchestrale ma soprattutto didattico e il nuovo direttore, oltre a ricomporre il corpo dei valletti, musicò serenate per il calendimaggio, laudi per la Settimana Santa, strumentò vari canti del folklore assisano.

Quando Gori dovette lasciare perché nominato docente al conservatorio di Lucca, la banda di Assisi entrò in crisi e fu sciolta nel 1961, sostituita da quella di Rivotorto, ancora in attività. Nel suo organico, sempre numeroso, vi hanno fatto parte intere generazioni di assisani:Tanci, Rossi, Vignati, Sgargetta, Modestini, Bernardini, Zubboli, Banditelli, Pacioselli, Laudenzi. Attorno alla banda gravitò la parte migliore della cultura musicale assisana, anche per la presenza di una buona scuola preparatoria da cui uscirono ottimi allievi, sia musicanti che professionisti di più alto livello.

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