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19 Agosto 2022
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Corriere dell'Umbria

Il pallone si sta sgonfiando In Umbria sei grandi piazze dove il calcio è andato in crisi

FOCUS
di Gianluca Zinci
PERUGIA – A meno di un mese dall’iscrizione dei campionati per la stagione sportiva 2015/2016, mai come quest’anno intorno a tante società vi sono punti interrogativi, dubbi sul futuro, probabili non iscrizioni. Tanti i nodi da sciogliere, per un calcio costellato da una crisi economica dovuta alle ristrettezze finanziarie, all’impossibilità per i presidenti di fare da mecenati. Negli anni scorsi si è fatto il passo piùlungo della gamba, le dieci formazioni umbre di D, i due gironi di Promozione che hanno impoverito il campionato,la questione del fidelizzato che andrebbe rivista. In più va ad aggiungersi la morsa che l’Agenzia delle Entrate ha attivato contro le società calcistiche. I mancati versamenti Iva e le fatture di sponsorizzazione gonfiate stanno mettendo ko molte società. Un altro campanello era suonato già l’anno scorso quando il Cru si era attivato con una banca locale per assicurare e facilitare prestiti per la copertura della tassa di iscrizione, a testimonianza della carenza di liquidità e quindi nelle difficoltà di allestire una squadra. Diverse le piazze che negli anni si sono perse o sono decadute: Tiberis e Orvietana su tutti. Ora, a poche settimane dall’iscrizione dei campionati, vediamo nel dettaglio alcune piazze a rischio. A Spoleto Santirosi avrebbe stappato la spumante se avesse ceduto la Voluntas a Pecorelli: missione fallita in un primo momento anche se i bene informati riferiscono di un ritorno alla trattativa. Ora c’è il nodo fidejussione, con Desio ex Bps che nicchia e il sindaco Cardarelli che, in caso di mancato accordo con Pecorelli, deve trovare una situazione non facile. A Gualdo Tadino Matteo Minelli non ha trovato sostegni ed è costretto a rimboccarsi le maniche e a gestire da solo, con un bilancio modesto. Clima non facile a Bastia. Bartolucci ha perso feeling con la piazza. Ora deve trovare un vice presidente a cui far firmare l’iscrizione, con l’obbligo di pagare le pendenze a Magrini, in un clima surreale, con l’amministrazione comunale che dovrà sottoscrivere la concessione all’utilizzo dello stadio. Situazione complessa a Deruta. In questo caso non c’è piùla società. Il sindaco Verbena non vorrebbe far perdere il titolo, ai soci fondatori non piace l’idea di proseguire in questa precarietà. A molti componenti del Real piace poco l’idea di un accordo. A Nocera si lavora per una ripartenza a fari spenti,ma con troppe magagne del passato che pesano. Pronta o quasi la scritta “game over” a Valfabbrica coni soci che hanno alzato bandiera bianca. C’è solo da dire che il pallone si è sgonfiato.

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