Buongiorno Direttore,
ho letto con interesse gli interventi con i quali Terrenostre ha aperto nelle ultime settimane un dibattito sul verde pubblico, sulle alberature e, più in generale, sulla città che vogliamo lasciare alle prossime generazioni.
Un dibattito che considero utile e al quale, anche per la mia precedente esperienza amministrativa, vorrei aggiungere qualche riflessione partendo dagli atti e dagli strumenti di programmazione del Comune.
L’approvazione in Consiglio comunale del DUP 2027-2029 offre infatti l’occasione per confrontare ciò che questa Amministrazione aveva indicato nel proprio programma di mandato con quanto oggi emerge dai suoi stessi documenti di programmazione.
Sul verde le premesse erano particolarmente ambiziose: costruire una vera “Rete del Verde”, tutelare i viali storici alberati, predisporre il Piano comunale del Verde, programmare la sostituzione delle alberature a fine vita, censire gli alberi monumentali e incrementare le nuove piantumazioni.
Non si proponeva semplicemente una maggiore manutenzione. Si annunciava un cambio di approccio.
Le precedenti amministrazioni di centrodestra avevano seguito un’impostazione più pragmatica, scegliendo anche la sostituzione di alberature problematiche quando la loro conservazione avrebbe richiesto modifiche progettuali e costi ritenuti non giustificati per la collettività.
La nuova Amministrazione ha rivendicato invece una maggiore tutela degli alberi adulti e la ricerca di soluzioni, anche innovative e più onerose, capaci di conservarne il maggior numero possibile.
È una scelta politica legittima e ambiziosa. Ma proprio per questo necessita di programmazione, strumenti e soprattutto risorse.
Ed è qui che la lettura dell’ultimo DUP pone qualche interrogativo.
Il Piano comunale del Verde ne è forse l’esempio più significativo. Nel 2025 veniva presentato come di prossima realizzazione, con uno stanziamento autonomo di 22.000 euro, successivamente trasferito sull’annualità 2026.
Nel DUP successivo siamo ancora ai primi contatti con lo studio cui affidare l’incarico e la stessa sostituzione programmata delle alberature viene rinviata al Piano del Verde, «subordinatamente al ripristino delle relative risorse».
Ciò che appariva prossimo, dunque, continua a spostarsi in avanti.
Ma è proprio il riferimento alle risorse a porre una questione più generale. Le intenzioni contenute nel programma di mandato e confermate nei DUP devono prima o poi trovare un riscontro concreto nel bilancio.
Se si vogliono salvaguardare maggiormente gli alberi adulti, anche attraverso tecniche innovative e più costose, programmare la sostituzione delle alberature a fine vita, recuperare i viali storici alberati, come via Eden Rock, per esempio e costruire una vera “Rete del Verde”, quali sono i capitoli di bilancio destinati a queste azioni e quante risorse contengono?
Naturalmente esistono stanziamenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde. Ma una cosa è finanziare la gestione del patrimonio esistente, altra cosa è finanziare le nuove politiche promesse ai cittadini e indicate come obiettivi nei documenti di programmazione.
Per il Piano del Verde questa corrispondenza era inizialmente chiarissima: un capitolo specifico e 22.000 euro. Per le altre azioni, leggendo gli atti, non riesco a individuarla con altrettanta chiarezza.
È qui che si rischia una sorta di “gioco delle tre carte” della programmazione: l’obiettivo rimane nel DUP e può continuare ad essere rivendicato come scelta politica, ma senza risorse chiaramente individuate rischia di rimanere indefinitamente un’intenzione.
Non sostengo che quelle risorse non esistano. Chiedo dove siano: quali capitoli, quali importi e quali annualità. Perché è nel passaggio dalle parole del DUP ai numeri del bilancio che si misura quanto una priorità politica sia davvero tale.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione.
Nel marzo 2023 il Comune affidò la redazione del Piano Generale del Traffico Urbano, del Biciplan e del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA).
L’incarico impegnava complessivamente 49.483,20 euro e ne era prevista l’esecuzione nello stesso 2023. Ma è soprattutto la motivazione dell’atto ad essere interessante oggi: proprio in considerazione della prossima adozione del nuovo PRG, il Comune riteneva necessario procedere «in tempi brevi» alla redazione di questi strumenti, per consentire una riorganizzazione organica dell’assetto del territorio.
La logica era chiara: predisporre gli strumenti di settore e utilizzare le loro analisi e indicazioni nella costruzione della pianificazione generale.
Da qui una domanda: perché oggi dovrebbe valere il contrario? Perché non completare e approvare il Piano del Verde e gli altri strumenti già affidati, per poi coordinarli con il nuovo PRG?
Non è una questione burocratica. Bastia deve assumere decisioni sulla mobilità, sulle piste ciclabili, sull’accessibilità, sul verde e sulle alberature oggi, non soltanto quando sarà completato il nuovo Piano Regolatore.
Nel corso del Consiglio è stata richiamata, seppure marginalmente, dal consigliere Degli Esposti, anche la vicenda dei pini di via Gramsci. Fermarsi al singolo episodio rischia però di far perdere di vista la questione principale.
Non si tratta di stabilire chi abbia previsto originariamente l’abbattimento di questo o quel filare, ma di capire quali risultati concreti abbia prodotto il diverso approccio alla tutela del patrimonio arboreo annunciato all’inizio del mandato.
Gli abbattimenti non sono scomparsi e, soprattutto, non vediamo ancora quella pianificazione organica che avrebbe dovuto rappresentare il vero elemento di discontinuità.
La domanda, allora, diventa inevitabile: esiste ancora la volontà politica di percorrere la strada indicata nel programma di mandato oppure quelle enunciazioni rischiano di rimanere dichiarazioni di principio?
Un programma non si misura dal numero di volte in cui gli stessi obiettivi vengono riproposti nei DUP, ma dalla capacità di trasformarli in atti, risorse, strumenti e risultati, un passo dopo l’altro.
Quando ciò che sembrava imminente viene rinviato e alcune azioni vengono addirittura subordinate al futuro “ripristino” delle risorse, non basta confermare le intenzioni. Occorre spiegare perché ai principi annunciati non stiano seguendo scelte conseguenti.
E questa riflessione non riguarda soltanto l’Amministrazione nel suo complesso. Interroga inevitabilmente anche chi ha assunto responsabilità specifiche proprio per rappresentare quel cambio di impostazione e quella nuova sensibilità sul verde.
Un ruolo politico non consiste soltanto nel dichiarare obiettivi. Significa anche battersi perché trovino spazio nelle decisioni dell’Amministrazione, nella programmazione e nel bilancio.
Se gli atti raccontano una realtà diversa dalle enunciazioni, arriva un momento in cui non basta più ribadire ciò in cui si crede: occorre chiedersi se esistano ancora le condizioni per tradurre quelle convinzioni nell’azione amministrativa.
Perché è proprio quando mantenere gli impegni diventa difficile, richiede risorse e impone delle scelte che si misura la coerenza politica.
Altrimenti il rischio è che il cambiamento annunciato resti nelle parole, mentre nei fatti nulla di nuovo e di diverso accade.
Un saluto,
Francesco Fratellini
già Assessore e Vicesindaco del Comune di Bastia Umbra
20/09/2026
