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11 Agosto 2026
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Assisi Politica

La lista “Eolo Cicogna Sindaco” replica al sindaco Stoppini: «Sulla rottamazione un gravissimo errore amministrativo…»

COMUNICATO STAMPA

LA LISTA “EOLO CICOGNA SINDACO” REPLICA AL SINDACO STOPPINI:
«SULLA ROTTAMAZIONE UN GRAVISSIMO ERRORE AMMINISTRATIVO.
ORA I CITTADINI DI ASSISI PURTROPPO NE PAGHERANNO LE CONSEGUENZE»

 

Assisi, 11/08/2026 «Il Sindaco Stoppini ha appena spiegato ai cittadini di Assisi perché il Comune ha scelto di non aderire alla rottamazione. Lo ha fatto con argomenti che meritano di essere esaminati uno per uno. E purtroppo, a quell’esame, non ne sopravvive nemmeno uno».

Il Consigliere comunale Eolo Cicogna, capogruppo della Lista “Eolo Cicogna Sindaco”, interviene con durezza dopo la diffusione della nota con cui il primo cittadino ha motivato la mancata adesione del Comune di Assisi alla definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione, prevista dall’art. 10-quinquies del decreto-legge n. 38 del 2026.

«Partiamo da un dato politico che la dice lunga sull’isolamento di questa amministrazione», esordisce Cicogna. «La grande maggioranza dei Comuni italiani — inclusi moltissimi governati dal centro-sinistra — ha aderito alla rottamazione. Non per generosità, ma per lungimiranza: perché sapevano che rinunciare a sanzioni e interessi significava incassare capitale altrimenti destinato alla prescrizione. Il Sindaco Stoppini, invece, ha scelto la strada opposta. Ha preferito tenere sulla carta crediti per due milioni di euro di sanzioni e interessi che, nella realtà, nessuno pagherà mai. E lo ha fatto con motivazioni assolutamente inconsistenti».

Il Sindaco, nella sua nota, afferma che aderire alla rottamazione avrebbe significato rinunciare a circa due milioni di euro tra sanzioni e interessi maturati.

«È esattamente il contrario», replica Cicogna. «Quei due milioni di euro non sono un credito certo a cui si rinuncia. Sono quasi tutti crediti vetusti, risalenti in molti casi a oltre dieci o vent’anni fa, che il Comune non incasserà mai attraverso le procedure ordinarie. Il Sindaco li tratta come se fossero denaro in cassa: ma sono cifre iscritte a ruolo che giacciono inesigibili da decenni.

Ed ecco il fondamento del problema giuridico, che il Sindaco nella sua nota omette del tutto. «IMU e TARI sono tributi locali soggetti alla prescrizione quinquennale e le sanzioni si prescrivono anch’esse in cinque anni per espressa previsione di legge».

«Cosa significa questo nella pratica? Significa che molti dei crediti che il Sindaco oggi vanta come attivi nel bilancio comunale sono in realtà già prescritti o in via di prescrizione. E quando saranno definitivamente prescritti, il Comune non incasserà nemmeno un euro. La rottamazione serviva proprio a questo: a dare al contribuente un incentivo per riconoscere il debito e pagare almeno il capitale, interrompendo la prescrizione e portando denaro fresco nelle casse comunali. Rinunciandovi, l’amministrazione Stoppini ha, di fatto, scelto di non incassare nulla.

Ma c’è un passaggio della nota del Sindaco che merita una contestazione ancora più radicale, perché tocca il modo stesso di intendere la funzione di amministratore pubblico. Il Sindaco dice: «riteniamo doveroso tutelare e premiare i cittadini che hanno versato le imposte nei tempi previsti». Ecco, questa non è un’affermazione che un amministratore pubblico può permettersi. Non per scortesia, ma perché è giuridicamente e concettualmente sbagliata.

«Un ente locale non distribuisce premi», spiega Cicogna. «Un ente locale persegue il pubblico interesse. E il pubblico interesse, in materia di riscossione, si misura in un unico modo: quante risorse riesco a portare nelle casse comunali per finanziare i servizi ai cittadini? La scelta se aderire o meno alla rottamazione doveva essere una valutazione amministrativa e gestionale, condotta con rigore tecnico: qual è lo strumento che massimizza il recupero effettivo di crediti di dubbia esigibilità? La risposta, per chiunque abbia una minima dimestichezza con la gestione delle entrate locali, era scontata: la rottamazione. Perché incassa subito il capitale ed evita la prescrizione. Invece no: il Sindaco ha preferito rinunciare a milioni di euro di capitale certo per tenere in vita sulla carta crediti inesigibili, e per giustificarsi parla di “premi” ai cittadini in regola. È una considerazione superficiale, buona forse per un dibattito da bar, non per motivare una decisione amministrativa che incide sul bilancio di un Comune di oltre ventimila abitanti».

«Il Comune non è un circolo privato che premia i soci puntuali. È un ente pubblico che deve garantire servizi a tutti, anche a chi è in difficoltà, anche a chi ha sbagliato. La rottamazione non “premiava” i morosi: offriva loro una via d’uscita legale per regolarizzarsi, con l’effetto di portare denaro fresco nelle casse pubbliche. Due vantaggi in uno. E il Sindaco li ha buttati entrambi».

Il Sindaco si consola affermando che il Comune registra «costanti e rilevanti flussi di entrate da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione». Ma quali strumenti ha davvero l’agente della riscossione per recuperare crediti che i cittadini non pagano spontaneamente?

«Qui bisogna essere chiari con i cittadini», spiega Cicogna. «Per i crediti di importo consistente — quelli che davvero farebbero la differenza per il bilancio comunale — il Comune ha uno strumento potenzialmente efficace: l’espropriazione immobiliare. Ma può essere attivata solo se il credito supera 120.000 euro. Lo stabilisce l’art. 76 del D.P.R. n. 602 del 1973, e lo conferma l’art. 177 del nuovo Testo Unico della riscossione. Sotto quella soglia, l’agente della riscossione non può toccare gli immobili del debitore. E per la prima casa, il divieto di espropriazione è addirittura assoluto, qualunque sia l’importo del debito».

«Morale: per la stragrande maggioranza dei crediti comunali, che si collocano ben al di sotto dei 120.000 euro, l’unica strada percorribile è il pignoramento mobiliare: conti correnti bancari, stipendi, pensioni. Cioè azioni che, nella migliore delle ipotesi, recuperano importi modesti in tempi lunghissimi, e nella peggiore spingono il contribuente a svuotare il conto corrente prima che scatti il blocco. Il risultato è un recupero irrisorio a fronte di costi amministrativi elevati. E intanto la prescrizione continua a correre».

«Per i crediti di importo medio-alto — diciamo tra 20.000 e 120.000 euro — l’agente della riscossione può al massimo iscrivere un’ipoteca, ai sensi dell’art. 77 del D.P.R. 602/1973. Ma l’ipoteca esattoriale ha una funzione meramente cautelare: congela il bene, impedisce al debitore di venderlo, ma non porta un euro nelle casse del Comune. Per passare all’incasso vero e proprio servirebbe l’espropriazione, che però è bloccata dalla soglia dei 120.000 euro. Siamo al paradosso: crediti congelati, cittadini ostaggio di un’ipoteca, e il Comune che non incassa nulla».

Il Sindaco, inoltre, rassicura: «i nostri uffici comunali sono da sempre a disposizione per concordare piani di rientro rateizzati».

«È vero, ed è una buona prassi che riconosciamo», ammette Cicogna. «Ma il Sindaco omette un particolare essenziale: i piani di rientro concordati con l’Ufficio Tributi riguardano quasi esclusivamente le morosità recenti, non i debiti iscritti a ruolo e affidati all’agente della riscossione da dieci, quindici, vent’anni. Su quelli il Comune non ha più alcun margine di manovra: le cartelle sono già nelle mani di Agenzia delle Entrate Riscossione, gli interessi di mora e gli aggi sono già maturati, e l’Ufficio Tributi non può concedere stralci o riduzioni. Solo la rottamazione poteva farlo. E il Sindaco ha detto no».

«L’amministrazione Stoppini ha appena regalato ai cittadini di Assisi la certezza che i loro debiti con il Comune non potranno mai essere sanati a condizioni agevolate, e al Comune la certezza che una parte significativa dei suoi crediti non sarà mai incassata. È un fallimento amministrativo su tutta la linea», conclude Cicogna.

«Noi avevamo auspicato una strada diversa: aderire alla rottamazione, incassare il capitale, offrire ai contribuenti una rateizzazione sostenibile fino a 54 rate bimestrali, interrompere la prescrizione e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadino ed ente locale. Il Sindaco ha scelto la strada del recupero coatto. Ne risponderà ai cittadini di Assisi, quando scopriranno che i loro debiti non sono stati condonati e quando si vedranno recapitare pignoramenti su conti correnti e stipendi senza che il Comune riesca davvero a incassare. Un’occasione irripetibile è stata gettata al vento. E Assisi, ancora una volta, paga le scelte miopi di chi la governa».

 

 


Lista “Eolo Cicogna Sindaco” – Assisi

 

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