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4 Luglio 2022
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Bastia Umbra Cultura

“Bastia anni Trenta” è l’ultimo libro di Antonio Mencarelli

Venti anni di vita bastiola (1920-1940) nell’ultimo libro di Antonio Mencarelli. Un vissuto cittadino non ancora spento da far conoscere alle generazioni di oggi

Nell’agosto 1928 la società petrolifera italo-americana Lampo con sede a Genova riuscì a impiantare nella piazza di Bastia il primo distributore automatico di benzina, con un serbatoio sotterraneo di 3.000 litri collegato a una pompa misuratrice del modello Gilbert e Barcker.  Una modernità in assoluto. Lo gestiva Enrico Bartolucci, detto “Picciolo”, paternità Antonio, che dopo tre anni di trattative con le autorità bruciò sul tempo le richieste di quei concorrenti che volevano aprirne altri a poca distanza dal suo. Prima di allora la benzina era versata a mano da contenitori di latta nei serbatoi dei veicoli a motore in qualche garage o bottega artigiana. Questa e simili curiosità, insieme a molti altri avvenimenti di vita sociale ed economica, si possono leggere nell’ultimo libro di Antonio Mencarelli, Bastia anni Trenta. I vicoli, le botteghe, il commercio, gli opifici, Foligno, Il Formichiere editore, 2021, pp. 180, euro 25,00.

L’autore racconta la piccola Bastia nei due decenni del primo dopoguerra, esamina le condizioni del tessuto edilizio dell’antica isola, i suoi problemi, le premesse per far nascere il nuovo paese fuori delle mura castellane, secondo le indicazioni del piano regolatore dell’arch. Edoardo Vignaroli di Perugia. Attingendo a una vasta e inedita documentazione di archivio, a fonti statistiche, documentarie, pubblicitarie, fotografiche, l’autore elenca le botteghe di macellai, pizzicagnoli, merciai, artigiani, sarti, i caffè e le osterie, l’attività incessante di numerosi negozianti di bestiame, le prime fabbriche create appena fuori le porte cittadine dalle famiglie più dinamiche e intraprendenti del paese. Qui risiedeva allora un quarto dell’intera popolazione del comune (circa ottocento persone), che svolgeva un universo di mestieri, dai più umili ai più professionali. Di questo borgo la piazza era il crocevia, aperta al traffico di ogni tipo, locale e forestiero, obbligato a confluirvi per il carico e lo scarico di merci, le contrattazioni, gli appuntamenti, le discussioni, gli affari, tanto che si rese necessario l’abbattimento di porta Romana (1924) e l’allargamento di porta Firenze (1927). Con un dinamismo tutto suo, per quei tempi, Bastia era un posto tranquillo e all’ordine provvedevano tre carabinieri a piedi, presso la caserma in via Subasio. Due erano le guardie comunali.

Alcuni avvenimenti paesani sono ricostruiti con una documentazione che tocca la memoria di tante famiglie che hanno fatto la storia economica e sociale di Bastia

Sullo sfondo della vita paesana sono ricordati i riti e i miti del regime fascista, la forte presenza delle sue fedeli organizzazioni, l’entusiasmo per il passaggio della Mille miglia in piazza, i treni popolari per Venezia, le conquiste coloniali che poi la guerra dissolverà. Il libro fa riemergere memorie d’epoca non ancora spente nelle generazioni del dopoguerra, e presenta un eloquente e originale corredo iconografico a colori: sono i biglietti da visita, le carte intestate, la pubblicità di ditte, imprese individuali, professionisti, agricoltori, che sorprendono per l’accuratezza e la modernità della comunicazione di chi, a quei tempi, voleva darsi un tono e uno stile.

Comunicato stampa

 

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