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Bastia Umbra
2 Dicembre 2020
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Bastia Umbra

25 Aprile – 75 °anniversario della Liberazione.

 “Il 25 Aprile 2020, 75 anni dopo gli anni bui della dittatura e del secondo conflitto mondiale, si celebra in piena emergenza Covid-19 precludendo tutte le cerimonie che Bastia Umbra dedica solitamente a questa data.  Deporrò una corona per esprimere l’affetto e la preghiera di tutta la Comunità – afferma il Sindaco Paola Lungarotti.  Ma se l’emergenza non ci permette di manifestare appieno con la presenza di tutte le autorità locali e dei concittadini e delle concittadine, il valore e la commemorazione della data oggi si carica di ulteriori riflessioni e significati.

La lotta per la libertà, la conquista della libertà non sono solo memoria. Quell’ “atto d’amore” che ha permesso ieri di costruire quello che siamo, in piena emergenza Covid-19 ci dice anche come siamo. Siamo un popolo che desidera ardentemente la libertà e su questo principio inalienabile ha costruito le proprie azioni comuni, il suo fare, le sue aspirazioni. Anche ora sta combattendo per la libertà, in maniera diversa ma pur sempre in lotta per poter prima possibile vincere questo “male” oscuro. Sarà questa la preghiera che la mia presenza in “solitudine” esprimerà davanti ai luoghi simbolo della nostra Comunità”.

Quest’anno causa emergenza Covid19 non sarà possibile dare seguito alle consuete celebrazioni previste per il 25 Aprile come da nota prefettizia, per tale motivo sarà presente soltanto un delegato ANPI in rappresentanza delle Associazioni autorizzate a partecipare dal Ministero dell’Interno.  

 Il Sindaco Paola Lungarotti effettuerà la deposizione delle corone presso i monumenti ai caduti di Bastia Umbra, Costano e Ospedalicchio.

24/04/2020

Ufficio Stampa (Mortolini Cinzia) – Comune di Bastia Umbra

1 commento

giorgio croce 25 Aprile 2020 at 10:37

Forse per commemorare l’anniversario della Liberazione “75 anni dopo gli anni bui della dittatura” (parole della Lungarotti) occorrerebbe evitare di inaugurare nuove strade a Bastia in compagnia di Casa Pound. Sono sicuro che la penserebbe come me anche il papà di mia moglie che è stato internato a Buchenwald.

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