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9 Agosto 2022
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Bastia Umbra Politica

Scissione nel PD? Cosa potrebbe accadere a Bastia?


Certo è che se il PD a livello nazionale fa un salto nel buio, quali saranno gli effetti nelle realtà locali e specialmente a Bastia? In poche parole diventeranno tutti renziani? Diventeranno tutti D’Alemiani? Oppure, diventeranno un pò dell’uno e un pò dell’altro? Oppure il PD scomparirà?
Sono tante le date storiche che hanno portato alla costituzione del Partito Democratico a livello nazionale, a partire da quando era definito PCI. Bastia, purtroppo, conta in più una scissione avvenuta nel 2004, quando Rosella Aristei, quasi sicura di raccogliere il testimone da Lazzaro Bogliari, in qualità di candidato sindaco, venne eliminata all’ultimo momento da una drammatica conta all’interno della segreteria. 21 a 20 fu il risultato a favore di Francesco Lombardi. Rosella Aristei si dimise dal partito e cosituì una propria Lista Civica con lei candidata Sindaco. Quell’anno Lombardi vinse le elezioni amministrative per un soffio, ma fu anche l’ultima volta del PD al governo della città dopo un periodo lungo 45 anni.
Successivamente la vita politica del Partito Democratico bastiolo, dopo la vicenda Aristei, è andata sempre più in declino fino ad arrivare ai giorni nostri in cui siamo di fronte ad un’altra importante scissione, questa volta a livello nazionale.
“Non voglio che il partito del futuro diventi il partito del passato”, ha affermato Valter Veltroni nell’assemblea del 19 febbraio 2017. Nel suo discorso si è assaporato l’amaro sapore delle persone, delle occasioni e del tempo perduti, così come accadde a Bastia nel 2004 con Rosella Aristei e non solo. A furia di far fuori gli avversari interni, non solo si è assottigliata quantitivamente la classe dirigente, ma soprattutto qualitativamente.
Gianni Cuperlo ha evocato la corsa suicida di “Gioventù bruciata”: quando i due rivali si lanciarono con le macchine verso un burrone ed a vincere era chi si buttava dalla macchina per ultimo. Citazione drammatica, ma perfetta. Renzi e i suoi avversari non hanno fermato la corsa, né si sono buttati dalle rispettive macchine, che ora viaggiano angosciosamente verso il baratro.
Dolorose le testimonianze di Veltroni e Cuperlo che hanno difeso le ragioni di un’idea facendo piangere il popolo democratico della platea e di chi stava a casa soffrendo per una speranza o un futuro che forse non ci sarà più. Siamo sicuri che non hanno sbagliato tutti?
 
Miope è resistere tranquillamente all’amputazione di una gamba quando si corre la maratona della vita e miope è pensare che sia possibile tornare indietro nel tempo. Non è il futuro.
I problemi del nostro Paese, grandi come montagne, sono davanti agli occhi di tutto il mondo. Solo chi resta in macchina con il piede fisso sull’acceleratore può non capire che, dopo la scissione, c’è la fine. Non è da democratici ragionare in questo modo, è da fondamentalisti!
Per Bastia sarebbe una specie di déjà vu.
 
Francesco Brufani
Direttore Terrenostre

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