COMUNICATO
Nella Giornata della Memoria,
svelate cinque Pietre d’inciampo dedicate
agli Internati Militari Italiani di Bastia Umbra

Bastia Umbra, 27/01/2026 – Ogni volta che arriva il Giorno della Memoria, un velo di tristezza mi attraversa il cuore. L’età avanza e non posso dimenticare – forse più di altri – di essere nato in Belgio e di aver vissuto la mia infanzia in Germania. Erano gli anni Sessanta: la guerra era finita da appena quindici anni e io venivo considerato straniero dai tedeschi perché italiano e straniero dagli italiani perché tedesco. Oggi non è più così, ma quelle sofferenze sono rimaste. Esperienze che hanno segnato profondamente il mio carattere e che riaffiorano puntuali ogni 27 gennaio.
Quest’anno sono rimasto particolarmente colpito dal tema scelto dal Comune di Bastia per celebrare la Giornata della Memoria: le Pietre d’inciampo. Per l’occasione, a Ospedalicchio, è stata disvelata la prima di una serie di pietre, dedicata a Damiano Tosti, internato militare durante la Seconda Guerra Mondiale.

Durante la cerimonia, condotta dallo storico Luigino Ciotti e successivamente dal consigliere comunale Laura Servi, è stato spiegato il significato profondo delle Pietre d’inciampo, un’iniziativa unica nel suo genere. Con una rosa deposta sopra, tra grande emozione, è stata scoperta la targa in memoria del militare. Dopo le conclusioni del sindaco Erigo Pecci, è seguito un momento di raccoglimento, accompagnato dal Silenzio, eseguito insieme ai Carabinieri di Bastia Umbra. La commemorazione è poi proseguita nel centro di Bastia, dove sono state disvelate le altre pietre dedicate a Pietro Mancinelli, Carlo Monacchia, Lanfranco Serlupini e Giorgio Degli Esposti.

Una pietra d’inciampo (Stolperstein in tedesco) è una piccola targa d’ottone, delle dimensioni di un sampietrino (circa 10×10 cm), incastonata nel selciato davanti all’ultima abitazione libera di una vittima del nazismo o nel luogo in cui fu arrestata. Su di essa sono incisi il nome, la data di nascita, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta.
L’iniziativa è stata ideata dall’artista tedesco Gunter Demnig, con l’obiettivo di disseminare nel tessuto urbano e sociale delle città europee una memoria diffusa delle vittime dei campi di sterminio nazisti. Il progetto ebbe inizio a Colonia nel 1992 e da allora le pietre vengono posate in ricordo delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia o religione. Il termine “inciampo” non va inteso in senso fisico, ma visivo e mentale: serve a far fermare chi passa, a costringerlo a riflettere.

Le Pietre d’inciampo sono piccoli monumenti che restituiscono dignità umana a chi fu annientato, invitano a riflettere sull’orrore di quanto accaduto e ci ammoniscono affinché simili tragedie non si ripetano mai più. Per rafforzarne il significato, Gunter Demnig ha spesso citato un passo del Talmud, che recita: «Una persona viene dimenticata solo quando se ne dimentica il nome».
Queste parole risuonano in modo struggente se accostate a quelle scritte da un giovane ebreo, David Berger, nella sua ultima lettera alla fidanzata prima di essere ucciso dai nazisti: «Se dovesse accadere qualcosa, vorrei che ci fosse qualcuno che ricordasse che una volta è vissuto qualcuno chiamato David Berger».

In quelle righe è racchiuso il desiderio più profondo: essere ricordati come esseri umani, non come numeri. Questo imperativo morale è stato raccolto anche da Yad Vashem, il grande memoriale della Shoah di Gerusalemme, che ha come missione il restituire nome, volto e storia alle vittime dello sterminio.
È esattamente ciò che fanno le Pietre d’inciampo.
E, con i tempi che corrono, ce n’è davvero bisogno.
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Di Francesco Brufani, Direttore
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