Editoriale del 23/02/2026
DAVANTI AL CORPO DI FRANCESCO
Tante volte mi sono chiesto come sia stato possibile che un uomo come San Francesco d’Assisi, vissuto nel 1200, abbia potuto cambiare la storia restando dentro la semplicità della propria quotidianità. Non so davvero com’era la vita nel Medioevo, ma ho sempre avuto la sensazione che Francesco fosse avanti nel tempo.
Il suo non è stato soltanto il cammino di una persona buona o generosa. È stato un percorso lungo, rigoroso, fatto di discernimento, studio, testimonianza, preghiera, sacrificio, viaggi. Un cammino che ha lasciato un segno profondo. La sua fama non nasce da una strategia di comunicazione, ma dal popolo, dalla gente che ha incontrato, dalla solidità della sua storia e della sua testimonianza. Da ottocento anni il suo nome continua a circolare nel mondo con rispetto e ammirazione.
Per questo mi sono chiesto: perché non andare a venerare le spoglie di un Santo che ha fatto la Storia per l’Amore e per la Pace? Perché non mettersi in cammino davanti a ciò che resta di una vita che ha indicato una strada? Così ho deciso di prenotare per l’ostensione nella basilica di San Francesco, ad Assisi. Ieri, 22 febbraio, alle 17.15, insieme a mia moglie e con l’accompagnamento di padre Alessandro Picchiarelli, ci siamo trovati nel piazzale della cattedrale di San Rufino. Visto che per l’occasione si prevedeva un’affluenza enorme abbiamo scelto di prendere il bus alla stazione di Santa Maria degli Angeli. Anche questo, per noi, è stato un piccolo segno: ci sentivamo parte di qualcosa di grande che stava accadendo, proprio vicino a casa, ma di portata storica ed internazionale.
Da San Rufino siamo scesi a piedi verso la Basilica Inferiore. Un percorso in discesa, semplice solo in apparenza, ma pieno di insidie per chi non ha buoni freni ai piedi. Lungo il tragitto la folla aumentava. Già nei pressi della abbazia di San Pietro la fila era interminabile. Lungo il percorso vi erano organizzati blocchi per regolare l’accesso, infine, nel piazzale antistante la Basilica vi era montato un grande tendone dove tutti venivano controllati con i metal detector. Volontari, forze dell’ordine e frati insieme per una macchina organizzativa efficace e composta. Nella sola prima giornata sono entrate circa 18.000 persone, con una media di 1.500 ogni ora. Numeri importanti, eppure l’atmosfera era di rispetto, di pazienza, di collaborazione. Complice una temperatura quasi primaverile, ma soprattutto un clima di raccoglimento autentico.
Poi il momento.
Davanti alla teca di vetro che custodisce i resti mortali del Santo, un’emozione intensa ha attraversato i miei pensieri. Sono svaniti la stanchezza, l’attesa, i dubbi. Mi sono sentito felice. Non c’era curiosità, non c’era spettacolo. Niente cellulari. Solo commozione e spiritualità.
Ho pensato che Francesco è stato un uomo che ha scelto di amare la Vita fino in fondo. Ha vissuto la fragilità con fede, il dolore con speranza, la gioia con gratitudine. Ha saputo guardare la natura e le sue creature con uno sguardo nuovo. La Chiesa si è chinata su di lui riconoscendone la luce e l’umanità, ma prima ancora è stato il popolo a custodirne la memoria.
La straordinaria partecipazione di questi giorni conferma che il suo messaggio è ancora perfettamente vivo. In un tempo rumoroso e frammentato, migliaia di persone hanno accettato di attendere in silenzio per pochi istanti di preghiera. È il segno che c’è ancora sete di autenticità, di pace, di sacro.
L’ostensione proseguirà fino al 22 marzo. Io so soltanto che quella di ieri è stata una giornata indimenticabile. Amo questo santo e sono orgoglioso di chiamarmi come lui. E davanti al suo corpo, dopo ottocento anni, ho avuto la certezza che il suo cammino non appartiene soltanto al passato.
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di Francesco Brufani – Direttore
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